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Il caso è il burattinaio della nostra esistenza.

È il figlio reietto, quello che non ami, al quale preferisci non pensare.

È lui che ha deciso il luogo in cui siamo venuti al mondo.

Mi chiedo spesso come sarebbe stata la mia vita se fossi nato in un paese africano, o in una bidonville brasiliana, o in una tenda nel Punjab indiano.

Lui ha scelto la mia famiglia, mio padre e mia madre, mio fratello.

Ho ricevuto amore, ho avuto una buona educazione ed esempi positivi da seguire.

Che ne sarebbe stato della mia vita se il destino avesse scelto per me una famiglia allo sbando, priva di valori, indifferente alle sorti dei figli?

Il caso mi ha regalato il corpo che ho.

Non ho scelto l’altezza, il colore della pelle e dei capelli, la fisionomia e la forma degli occhi.

La fortuna, solo lei, ha deciso che non nascessi cieco o sordo, malato o con handicap fisici tali da influenzare il corso della vita.

Sempre lui, il tiranno nascosto, ha disegnato la mia mappa biologica.

Posso sforzarmi di fare una vita sana, ma se nei geni è scritto che il mio corpo verrà attaccato da un tumore o da un ictus o un’altra di queste maledette malattie, nulla potrò fare.

Non voglio sminuire l’importanza della forza di volontà e del duro lavoro, ma tutto ciò che facciamo è reso possibile dalle fondamenta che il caso ci ha dato.

Se vivi in un villaggio ai confini del deserto, se quando ti svegli la mattina non sai se quel giorno mangerai, se la scuola più vicina è a venti chilometri e devi percorrerli a piedi per imparare a leggere e scrivere, allora tutto diventa più complicato.

Ecco, vorrei che tutti noi tenessimo ben presente che gran parte di ciò che abbiamo è frutto del caso, della fortuna, del destino, chiamatelo come volete.

Il risultato che otterremo lanciando i dadi non è merito nostro.

Sarebbe bene gonfiare meno il petto e chinare più la testa.

Un solo starnuto del destino avrebbe spazzato via ciò che abbiamo.

Se la consapevolezza di quanto poco siamo padroni della vita fosse parte integrante della nostra quotidianità, il mondo sarebbe un posto migliore.

Ma forse il caso ha voluto anche questo, che l’uomo avesse la presunzione di essere un Re quando in realtà è solo un servo stolto.


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