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L’ultimo giorno è un pensiero che porto dentro sin dalla gioventù.

Speri che arriverà in vecchiaia, che hai tempo per pensarci, ma non è scontato.

Tanti amici se ne sono andati troppo presto.

Come arriverà?

Dopo una malattia che consumerà e umilierà ciò che sono stato?

Oppure all’improvviso, come uno schiaffo che coglie impreparato, dal quale non puoi difenderti?

Un tempo, se avessi potuto scegliere, non avrei avuto dubbi. Avrei indirizzato lo sguardo al cielo e formulato la mia preghiera: coricarsi e non svegliarsi più.

Mia nonna è morta così, tanti anni fa.

Io avevo tre anni, lei cinquantadue. Non ha fatto in tempo a darmi un ultimo bacio.

Ora ho due figli, l’egoismo è stato spazzato via dall’amore e questa eventualità mi terrorizza.

Andarmene così, senza un abbraccio, senza il loro volto impresso nelle pupille.

La verità è che la morte fa schifo.

È una tiranna che ti punta dal momento in cui nasci e non ti molla per un solo istante.

Pensi che la vita abbia un senso, che tutto dipenda dalle tue capacità.

Ti affanni, ridi e piangi, godi e soffri, ma non conti nulla.

Appartieni a lei.

E lei farà di te ciò che vorrà, quando vorrà.

Mi mancherà questo mondo.

Quando penso che tutto finirà mi concentro sulle piccole cose: gli odori e i colori, la natura e il ciclo della vita.

Lei non sentirà la mia mancanza, continuerà senza di me.

Credo in Dio, ma sarebbe più giusto dire che spero in lui.

Non è lo spirito giusto, lo so, ma privarmi di questa luce mi fa paura.

Ho sempre pensato che se un Dio c’è, se dopo la vita davvero qualcosa esiste, la sua complessità è tale e tanta che la mia piccola mente non può neppure lambirne il senso. E quindi mi limito a sperare.

Del mio corpo e di ciò che ho costruito poco mi importa, ma che ne sarà della mia anima? Della galassia di ricordi, esperienze, affetti, delle cose che ho imparato, delle emozioni piccole e grandi, delle lezioni che la vita mi ha impartito, dell’eredità che ogni singola persona che ho conosciuto mi ha lasciato.

Sabbia sparpagliata dal vento, questo sarà.

E allora scrivo, lascio ai miei figli e al mondo pezzi della mia anima, sfidando la morte nell’unica ribellione possibile.


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